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sabato 15 dicembre 2012

Una cena? Purché si paghi il viaggio

Caro Macky, io la cena "a casa di Mara&C." non l'ho proposta, ma se ci tiene posso ospitarla.
Si paghi il biglietto però, perché il mio attuale domicilio é dalle parti di Kebayoran Baru, Jakarta, Indonesia (son solo sei ore di fuso orario), sto qua da un annetto salvo i rientri in Italia e ci starò ancora per parecchio.

Spiritosate pure se pensate possa servire, noi "custodi delle verità assolute" siamo certo meno britannici di voi quanto a sense of humor.

Di verità assoluta c'é solo che la vostra fede incrollabile nello sci-motore-di-sviluppo-e-unico-dio-in-terra-per-sostenere-le-comunità-di-montagna, sembra fare un po' cilecca.

Qui magari spariamo proposte a vanvera sperando prima o poi di imbroccarne mezza giusta su venti sbagliate, da voi ne sento sempre e solo una, quella che ha fallito.

Thanks to SKIWEGGER per il commento pacato, vorrei solo fargli presente che né io, né Paolo, forse un pochino lo era Claudio, lui sì, siamo verdi-anticonsumisti, né ci sentiamo oracoli e onniscenti. Proviamo a affrontare un problema che ci sta a cuore usando un approccio diverso, e se per caso coincide (ma non credo) con quello di chi crede in determinate ideologie, beh, amen. Il mondo é complesso, pensare di affrontare le situazioni con schemi semplici é da illusi.

Al prossimo post, e a quello dopo. Entrambi in preparazione.

mercoledì 25 aprile 2012

Ma raccontare gli ingredienti non basta

Cucinare un piatto che vada un po' più in là di due etti di pasta lessata in acqua bollente salata può essere facile o difficile, per farlo bene però conoscere gli ingredienti non basta. Bisogna sapere le quantità di ognuno di essi, seguire una precisa procedura di preparazione, avere in mente (se si vuole che la ricetta abbia successo) gusti e limiti dei commensali a cui serviremo il piatto.

Ora, Il Sole 24 Ore in un trafiletto di poche righe ci racconta i possibili ingredienti per una ricetta che dovrebbe servire a "cucinare" una perfetta offerta turistica, peccato che manchi tutto il resto.

Peccato che, leggendo bene, si intuisca che lo sguardo dell'articolo va a luoghi che (in Italia) di solito si trovano al di sotto del Po, salvo poche eccezioni. Peccato che il tipo di vacanza descritta sia appannaggio di turisti con ampia disponibilità di spesa e, preferibilmente, senza figli.

Mettendo assieme le due cose il cerchio si restringe, sia dal lato della domanda che da quello dell'offerta. Il tema però si pone anche per le vacanze più economiche e per le località meno "in". Da questo punto di vista la Valle Brembana ha parecchie carte da giocare, soprattutto d'estate e d'autunno (che non vuol dire snobbare l'inverno, ma semplicemente considerare che le possibilità di allettare con percorsi enogastronomici sono maggiori tra maggio e ottobre).

Quindi? Quindi non c'é santi, occorre scrivere il menù, individuare gli ingredienti, stabilirne le dosi, CONCORDARE su chi cucinerà e su chi dovrà essere capocuoco piuttosto che cameriere.

Alla fine, l'offerta integrata, altro non é che organizzazione concordata e condivisa. Esattamente quel che accade in un ristorante di successo, splendido esempio di macchina che funziona perché gli ingranaggi sono bene oliati e messi ognuno nel posto giusto.

C'é un capocuoco per la Valle Brembana?

martedì 10 aprile 2012

Tutta colpa della crisi?

Non finirò mai (sono testarda e cocciuta) di stupirmi per le lagne riportate da certe articolesse. Tutti lì a domandarsi cosa non ha funzionato, a incolpare la crisi e il destino cinico e baro. 
Lo schema sembra consolidato: squilli di trombe e rullo di tamburi, partenza a razzo, insulti ai dissidenti disfattisti e antipatriottici. Poi appena le cose non girano come si vorrebbe scatta la caccia al complotto, alla congiura. In mancanza di congiurati l'evocazione della crisi risulta comunque consolatoria.

Cascasse il mondo se qualcuno si decide una buona volta a dire: "Ebbene sì, lo ammetto, ho avuto un'idea del cazzo! Pensavo di aver trovato la soluzione a tutti i nostri problemi, l'uovo di Colombo, ma non mi sono reso conto che quell'uovo era scaduto da vent'anni, che nel frattempo il mondo era cambiato, che forse avrei dovuto puntare a qualcos'altro che non alla solita pioggia di mattoni, che la montagna può essere migliore se non si trasforma in un parco tematico ma sa valorizzare le proprie peculiarità (e pazienza se a molti cittadini piace solo il parco tematico. Per loro c'è sempre Gardaland)".

Denominatore comune di queste vicende sembra essere anche l'attesa di un Salvatore (non Ligresti stavolta, ma poco cambia visti i nomi in campo). 
Domanda: ammesso che una tale figura esista, si é consapevoli che non sarebbe un Babbo Natale, vero?
Si chiami Percassi o De Benedetti o Vattelapesca, questo danaroso Lancillotto non arriva per salvare la Ginevra di turno in quanto innamorato di lei, semmai per guadagnarci un bel po' di scudi d'oro.

Tutto legittimo, ovvio, ma agli amministratori dovrebbe interessare (anche) un altro aggettivo: efficace. Quant'é stata efficace l'azione dei lancillotti che sinora hanno cavalcato per la Valle Brembana?

Forse é tempo di aiutarsi in casa propria, di provare sul serio a "fare sistema". Lo so, é un'espressione abusata, soprattutto perché da lungo tempo è solo un'espressione e non un modo di agire. E allora é proprio tempo di spremersi le meningi e agire, superando divisioni, diffidenze, gelosie, per dare spazio alle capacità locali, ai singoli punti di forza. Fare sistema, appunto.


domenica 3 aprile 2011

Pure la commiserazione

Ieri gita a Ghost Town, ovvero Piazzatorre in versione periodo morto. In giro quattro gatti, le case ovviamente chiuse in massima parte, quella più frequentata sembrava essere il "Castello Passera". Segni di rilancio non pervenuti.

Quando non vado con la famiglia in genere preferisco salire da solo, ieri però ho fatto un'eccezione, ho portato con me un amico/cliente, norvegese, ormai naturalizzato svizzero, una potenza nel campo delle demolizioni e delle bonifiche. Parla un italiano striminzito, ma più che sufficiente per capirsi, e la gita è piacevole.

Giretto per la valle, con puntata a Santa Brigida, Branzi, Piazzatorre, Madonna delle Nevi. A Piazzatorre salgo fino a Rossanella, davanti al bosco della Tagliata mi fermo e gli racconto quel che succederà. Scuote un po' la testa, poi mi dice: "Da noi non succederebbe". In Norvegia dici, o in Svizzera? "Uguale".

Mi sono sentito il rappresentante di una nazione sottosviluppata, ho abbozzato un "già" e ho ripreso la marcia.

Sono quelle situazioni cha lasciano amarezza, ripensavo alla Tagliata, a come è bella oggi e a che schifo sarà quando verrà abbattuta per far posto a nuove case. E poi a quel commento letto nel forum vallare "... se la Val Venosta fosse stata a due ore da Milano la casa l'avrei comprata là, invece l'ho presa a Foppolo, la uso quando salgo a sciare e per il resto dell'anno la lascio chiusa. Va bene così".

No, non va bene, razza d'idiota, non va bene.

domenica 10 gennaio 2010

Il male comune

Il terzo commento al post Un'altra Valle Brembana e la successiva risposta di Mara mi hanno fatto sorridere amaro. Perché rappresentano, a loro modo, lo scontro di due visioni profondamente diverse di vedere il territorio, il suo sviluppo, la sua economia.

Il commentatore anonimo ha pigiato il tasto della "necessità" di sostenere lo sci affinché Piazzatorre possa tornare ai fasti (o presunti tali) di un tempo, indipendentemente dalle conseguenze per l'ambiente (un "boschetto" di quattro ettari, che volete che sia. Sembra di sentire parlare il Sindaco Arioli!).

Mara ha opposto il richiamo alla vacuità di certi progetti, sia in termini di presupposti che di esiti. Ovviamente sto al 100% con Mara, e con Claudio, e con tutti gli altri, per pochi che siano, che hanno convenuto sul nostro scetticismo e sulla nostra contrarietà al PII. Aggiungerei solo che certi progetti sembrano la metafora della peggiore Italia, quella che garantisce profitti a pochi soggetti privati scaricando i costi sulla collettività (perché, sia chiaro, maltrattare l'ambiente non è un'azione a costo zero, qualcuno i guasti li pagherà in soldoni e, considerato che l'ambiente appartiene a tutti, indovinate un po' chi è quel qualcuno).

Ma sorridevo, amaro, perché la contrapposizione tra i fautori dello "sviluppismo" e quelli delle ragioni del territorio, non è nuova, né isolata, parlando di turismo, sci, montagna.

Sulle Orobie poi, sembrano ormai grandinare iniziative simili a quella di Piazzatorre. Cambiano le valli ma i temi restano, più o meno, sempre quelli.

E al proposito vi propongo una lettura di questo intervento su un altro blog. Si parla del famoso comprensorio unificato Val Seriana-Val di Scalve. Curioso come tra le ragioni dell' "andiamoci piano" si ritrovino elementi trattati anche da noi, in particolare con riguardo ai "numeri" dello sci. Curioso, o solo inevitabile in quanto detti elementi sono difficilmente oppugnabili?

sabato 15 novembre 2008

Troppa carne (uguale) sulla griglia?

Passateci il titolo "culinario", crediamo renda piuttosto bene l'immagine di una Valle nella quale il fermento urbanistico è particolarmente attivo.

Uno sguardo a San Pellegrino Terme e compare il progetto del francese Dominique Perrault per la riqualificazione dell'intero complesso termale.

Ti giri a nord-est, verso Foppolo, e compare un altro PII, a proposito del quale, senza entrare nel merito del Programma, osserviamo subito due cose:

  • attraverso il sito appositamente predisposto, il Comune di Foppolo si pone anni luce avanti a quello di Piazzatorre per trasparenza, completezza di informazione e documentazione. Si noti che stiamo parlando di due Enti Locali che per dimensioni e organizzazione sono assolutamente analoghi.
  • le reazioni ed i commenti a questo PII sono del tutto diverse rispetto a quelle registrate per il PII di Piazzatorre. Nel caso di Foppolo si parla senza troppe perifrasi di "pazzia" e di "bruttura". Una reazione che incuriosisce.

Ora, posto che il giudizio su un progetto, urbanistico o edilizio che sia, non riesce quasi mai a prescindere (anche) da elementi soggettivi, a noi sorge una domanda: ma in tutto questo attivismo a riqualificare, rilanciare, sviluppare, e altri "...are" a piacere, a parte gli obiettivi immobiliari, c'è un disegno, una strategia (come si usa dire da un po' di tempo), un coordinamento, o ognuno si muove per i fatti suoi senza preoccuparsi minimamente di quel che succede oltre i propri confini amministrativi?

In altre parole, non è che si sta andando inconsapevolmente verso la replica, a scala locale, di un unico modello indifferenziato, che condurrà alla omogeneizzazione ed alla banalizzazione dei singoli territori, rendendo il "sistema" turistico della Valle, complessivamente, meno competitivo nei confronti di altre realtà montane alpine o di altri "sistemi" che, al contrario, si attrezzano sempre più, attraverso sinergie interne, per competere a scala globale e contrastare l'attrazione di località italiane ed estere?