domenica 23 settembre 2012

Cosa si vuole essere

La lettera di un lettore de La Stampa, riportata solo per estratto nel sito di quel quotidiano, ma leggibile integralmente grazie al sito ruralpini.it, ripropone indirettamente il tema che dà il titolo a questo post: cosa si vuole essere.

Sapere cosa si vuole essere é forse il punto più delicato e difficile che la montagna (o meglio i suoi, sempre meno numerosi, abitanti) deve decidersi ad affrontare.

La difficoltà é rappresentata dal coacervo di volontà, esigenze, aspettative che entrano in gioco l'una contro l'altra.

Servono mediazioni, serve la capacità di trovare compromessi accettabili per tutti, il che comporta che tutti rinuncino a qualcosa.

Una montagna pura e austera forse non é più proponibile, pena il suo abbandono. Un luna park d'alta quota sarebbe d'altro canto un disastro irrecuperabile.

La sfida a trovare il corretto equilibrio, il compromesso accettabile, ripropone il paradigma della complessità, dei processi non lineari e non reversibili. Complessità non é complicazione. Un orologio complicato lo puoi smontare e rimontare, e sei sei stato abile funzionerà come prima.
Un organismo complesso lo puoi smontare, ma rimontarlo é impossibile. Ogni azione condotta a carico di un ecosistema che ospita anche l'uomo va calibrata con attenzione, pro e contro, assicurandosi che i secondi siano quanto più possibile ben lontani dal raggiungere i primi.

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