venerdì 7 agosto 2009

Comunisti!

Che altro potrebbero essere! Sovversivi! Terroristi!

Solo gentaglia simile può scrivere cose del genere! E solo quella banda di bolscevichi di Bergamo News può pubblicarle.

O no? No, perché si dà il caso che il sottoscritto e la Mara (Claudio un po' meno, ma nessuno è perfetto) siano grandi fans del nostro attuale Presidente del Consiglio, insomma due soggetti non proprio left embedded. Che ci volete fare, è un mondo difficile, pieno di contraddizioni, c'è chi odia l'America ma beve Coca Cola e chi ha cuore e portafogli a destra ma non disdegna temi spesso cari alla sinistra. Sarà che butterei volentieri a mare quattro quinti dell'ex Forza Italia, tutti i ciellini inclusi, mah!

Comunque, per tornare ai temi che ci interessano, che ci dice l'articolo di BN? Questo:

Seconde case osservate speciali: è questo il tema dell'annuale rapporto di Carovana delle Alpi, campagna di Legambiente organizzata con il contributo del Ministero dell'Ambiente, del Territorio e del Mare, che si concentra sulla qualità turistica delle località alpine guardandola dal particolare punto di osservazione della quantità di seconde case, chiamate anche 'letti freddi', per il fatto di essere alloggi chiusi e inutilizzati per gran parte dell'anno. Il rapporto, per la prima volta, assembla ed interpreta i dati disponibili sulle principali località turistiche montane. In Lombardia i comuni turistici montani esaminati dal rapporto sono 35, ed hanno numeri rispettabili per quanto riguarda il turismo, con oltre 31.000 posti letto di cui 24.000 alberghieri. A questi però andrebbero aggiunti i cosiddetti 'letti freddi', quelli delle seconde case appunto, che benchè chiuse e 'fredde' per buona parte dell'anno, sono presenti in queste località in numero impressionante: ben 68.000 seconde case , un valore che corrisponde al 70% delle abitazioni presenti. La Lombardia è prima in classifica, tra tutte le regioni alpine, quanto a numero di seconde case montane. «Il problema delle seconde case è presente in tutto l'Arco Alpino – spiega in una nota Legambiente - ma mentre nei Paesi tedeschi si cerca di arginarlo con misure urbanistiche e fiscali, da noi la speculazione d'alta quota pare inarrestabile, ed è assecondata dai condoni e dall'attuale 'piano casa» . I numeri delle principali località turistiche montane della Lombardia evidenziano la concentrazione alberghiera che caratterizza l' Alta Valtellina , che con 11.700 posti letto alberghieri copre ben il 49% dell'offerta, facendone il comprensorio trainante dell'intero turismo montano della regione. All'interno del comprensorio spicca fortemente il ruolo della località di Livigno , 'star' turistica delle Alpi lombarde con 4982 letti alberghieri e 2674 extralberghieri, mentre i due terzi delle quasi 10.000 seconde case sono concentrate nell'agglomerato Bormio-Valdisotto-Valdidentro. Rilevanti, secondo il parametro della ricettività alberghiera, anche il comprensorio dell'alta Valcamonica (Ponte di Legno e Temù) con 1891 letti alberghieri, quello di Aprica (che comprende la camuna Corteno Golgi), con 1737 letti, dell'Alta Valchiavenna (Campodolcino e Madesimo) con 1416 letti e della Valmalenco (Chiesa, Lanzada e Caspoggio) con 1374 letti. Purtroppo però a livello regionale la ricettività offerta dalle seconde case surclassa abbondantemente quella delle attività turistiche vere e proprie: per ogni letto alberghiero ed extralberghiero ci sono infatti ben 1,63 'case fredde' . Complessivamente povero di ricettività alberghiera è il territorio orobico , dove si concentra maggiormente la 'piaga' delle seconde case, presenti dovunque, anche al di fuori delle località di notorietà turistica, con una forte concentrazione nelle valli bergamasche (le località turistiche della Val Seriana con Valbondione, Castione, Clusone, Fino del Monte, Gromo, che contano 11.700 seconde case; quelle della Val Brembana con Piazzatorre e Foppolo con 3400 case, Schilpario in Val di Scalve ed infine alcune località turistiche molto prossime alla città di Bergamo, come Selvino, Serina, Roncola, con altri 6.400 alloggi): complessivamente le 11 località turistiche bergamasche comprendono un terzo delle seconde case dell'intero campione lombardo! Rilevanti concentrazioni di seconde case si rinvengono anche nei comprensori dell'Alta Val Camonica (6400 seconde case tra Pontedilegno e Temù), dell'Aprica (7660 seconde case tra Aprica e Corteno), della Valmalenco (5600) e dell'Alta Valchiavenna (5400), oltre che in località caratterizzate da turismo consuetudinario e familiare (Borno, Barzio, Collio e Bagolino). Nello scenario lombardo si evidenziano alcuni esempi particolarmente negativi e sbilanciati: le stazioni sciistiche di Madesimo, Piazzatorre e Foppolo , con una dotazione di seconde case pari o superiore al 90% dell'intero patrimonio abitativo, il gigantesco agglomerato di seconde case di Castione della Presolana , ma anche quelli di Pontedilegno , dell' Aprica e della Valmalenco , territori che devono meglio valorizzare il loro straordinario patrimonio ambientale evitando di continuare sulla strada della specializzazione sciistica e della connessa speculazione edilizia. Gli esempi virtuosi sono poco numerosi, in una regione che non ha mai sviluppato una vera politica per il proprio turismo montano, ma proprio per questi da segnalare. In primo luogo quello di Valmasino, piccolo centro che sta finalmente trovando una propria caratterizzazione turistica in grado di valorizzare il suo eccezionale scenario paesaggistico e ambientale senza farsi tentare dalle lusinghe del cemento. Livigno è la capitale indiscussa del turismo d'alta quota, con una presenza di seconde case tutto sommato contenuta, in un contesto che punta molto sulla destagionalizzazione e diversificazione dell'offerta turistica. Valfurva deve probabilmente al Parco dello Stelvio il fatto di aver conservato una buona struttura dell'accoglienza turistica, anche se le gravi ferite speculative inferte dai grandi eventi sportivi del 1985 e del 2005 hanno segnato l'avvio di una deriva che richiede una rapida e consapevole inversione di rotta.

Insomma, un bel disastro. Nel quale Piazzatorre si distingue. Rullo di tamburi, signore e signori! Nel campionato alpino italiano di cemento diffuso a profusione, Piazzatorre si piazza (in termini percentuali "seconde case / case totali") al decimo posto, stracciando località blasonate come Valtournanche, Courmayeur, Bardonecchia, Limone Piemonte, Macugnaga, Ponte di Legno.

Ma è sul risultato regionale che l'orgoglio brembano può sbrodolarsi addosso: Piazzatorre guadagna il bronzo, con un bel 89,55% di seconde case, dietro a Madesimo (92,79%) ed all'inarrivabile Foppolo (93,75%), prima assoluta anche nella classifica generale.

Accidenti, ora mi è tutto chiaro: Piazzatorre vuole il primo posto in classifica generale! Ecco la ragione del PII! Vai Piazza, sei tutti noi!!!!


Stupidità et similia

Riporto con piacere il commento al post "I dubbiosi parlino (che è ora)" perché lo considero una specie di medaglia.

A chi lo ha scritto rispondo, con il rispetto che non merita, che evidentemente lui considera stupido ciò che è "fastidioso" in quanto critico.

Avesse almeno il coraggio di dirci "sono il sig. Pinco Pallo, ho questi interessi da difendere, dall'operazione penso di guadagnare X". No, si limita a consigliarci, con fare da mafiosetto di quart'ordine, di occuparci degli affari nostri, di casa nostra, che la Valle Brembana, così par di capire, è "cosa sua".

Beh, si metta il cuore in pace, non gliela daremo questa soddisfazione. E per sfotterlo come merita, pubblicheremo tutti i suoi eventuali ulteriori commenti (a meno che non contengano volgarità indecenti).

Dopodiché, giusto per prenderci almeno un merito, anzi, due, gli ricordo che se il Comune di Piazzatorre non ha commesso l'ennesimo abuso in occasione della VAS del Programma Integrato, ed ha pubblicato sul proprio sito tutti i documenti, lo si deve all'ostinazione di Mara, che ha pressato l'ex Sindaco, Federica Arioli. E quanto al presunto bla-bla e basta, gli ricordiamo, anche, che in questo post suggerivamo qualche ideuzza non piovuta da Marte, ma assemblata in base a cose già viste e che hanno funzionato.

giovedì 6 agosto 2009

Sarà il caso di preoccuparsi un po'?

"Corrierone" di stamane, 6 agosto 2009, pubblico il link, senza commenti.
La notizia mi sembra già sufficientemente allarmante di per sé, senza bisogno di calcare la mano.

Ovviamente non ci aspettiamo che in pieno agosto chi (amministratori pubblici) dovrebbe agitarsi un po' e chiedersi se sta facendo il bene o il male del territorio, abbia voglia di farsi domande, però, chissà, magari a settembre (come i rimandati della scuola d'un tempo che fu).

martedì 4 agosto 2009

I vacanzieri dell'apocalisse

Riporto un articolo di Giorgio Todde, pubblicato sul quotidiano "La Nuova Sardegna" di oggi, martedì 4 agosto 2009.

Il legame con gli argomenti qui trattati è il solito: l'imbecillità cementificatoria e l'illusione di creare ricchezza per tutti attraverso la rendita fondiaria (che la ricchezza la crea per pochi, pochissimi). In val Brembana le seconde case, in Sardegna gli alberghi. Cambia l'oggetto ma non la sostanza.

"Chi ama il paesaggio viene talvolta liquidato come estremista, pasdaran, massimalista, komeinista, fanatico, oppure apostrofato con formule vuote come “basta con le ideologie”, “siete quelli del no”. Ma vediamo.

Chiamano vacanze gli sbarchi apocalittici in Gallura, le migliaia di auto arroventate, l’isola scossa di colpo da un turismo anfetaminico, una regione di un milione e mezzo di abitanti che brulica per un mese di altre centinaia di migliaia di persone piene di esigenze spirituali e corporali, i fuoristrada sulle dune di Piscinas, le spiagge trasformate in rosticcerie, i fiumi di alcol, le cale alla nafta, i ginepri amputati. Ma neppure davanti a tutto ciò si riflette sulla necessità di governare questo fenomeno distruttivo, questo uso sfrenato della nostra unica risorsa. No. Si accetta qualsiasi cosa. La stagione è corta, dicono, e allora allunghiamo gli alberghi.

C’è stato un indicativo convegno promosso dagli albergatori e dai rappresentanti dell’onesto partito detto dei Riformatori che vuole riformare anche gli alberghi i quali non devono lavorare solo due mesi l’anno e dovrebbero procurare lavoro per dodici mesi anziché dispensare uno stipendio che appare a luglio e agosto, poi scompare e riappare, forse, un anno dopo.

Ma neppure gli integerrimi Riformatori hanno resistito alla mania irragionevole del cosiddetto “premio di cubatura” che non si rifiuta a nessuno. Così abbiamo saputo che a 300 metri dal mare si possono costruire palestre, centri benessere e centri congressi. Tra i 300 metri e i 2 chilometri, per ottenere il 20% di letti in più si aumenta la volumetria del 50%. Nel manuale del perfetto cementificatore non è mancato il tocco di verde dei campi da golf che devono essere fatti subito sennò i filantropi investitori vanno da altre parti. Un pasdaran albergatore ha deplorato che in questa lotteria dei premi di cubatura ci si è dimenticati degli sfortunati alberghi a 300 metri e ha chiesto come rimedio alla crudele ingiustizia il 10% di metri cubi in più per chi è là da 5 anni, il 20% per chi è lì da 10 anni e il 30% se l’albergo è là da 20 anni o più. Un’usucapione alberghiera. Così, hanno detto, si sta “al passo coi tempi”.

Comunque vada ti premiano con un allargamento o un allungamento. Questo sì, ci pare un modo ideologico di concepire regole fondate su diritti inesistenti che, oltretutto, ignorano diritti fondamentali. Perfino i pacati Riformatori prevedono regali a chi, come gli albergatori isolani, ha fallito, lavora un mese l’anno ma pretende una ricompensa per la propria incapacità. Come se per rimediare al tracollo di una fabbrica si proponesse di allungarla con un bel premio in metri cubi.

C’è nell’aria un massimalismo del metro cubo, un estremismo edilizio, un fanatismo sviluppista. La stagione è corta e allora si prolungano gli alberghi. Nessun tentativo di governare gli avvenimenti, solo la volontà di inseguirli affannando, chiusi in un’asfissiante visione edificatoria del mondo.

Lo stesso atteggiamento “ideologico” di chi, sgombro dalla prudenza del dubbio, vide nella chimica l’unico possibile futuro dell’Isola, creò posti di lavoro di cartapesta e molto dolore.

Basterebbe in questi giorni un’occhiata ai moli infernali di Olbia per comprendere che non servono metri cubi ma regole. Fra trenta giorni tutti se ne andranno e ricomincerà il lamento dell’inoperoso albergatore sardo.

Quando la costa sarà una costruzione continua, esauriti i perniciosi premi di metri cubi, privi dell’unico patrimonio che possediamo, il Paesaggio, poveri senza rimedio, prenderemo di colpo coscienza, come è accaduto per la chimica, della scelta rovinosa che abbiamo fatto. Non abbiamo saputo governare la nostra terra e non avremo più nulla di nostro, né un’ideale di paesaggio, né di territorio, né di patria".

I dubbiosi parlino (che è ora)

Beh, ora davvero nessuno può più dire che siamo solo noi ad avere dubbi sull'equazione "più seconde case = più turismo". Pare che anche dalle parti di Foppolo il fronte dei lietopensanti abbia qualche incrinatura. Gli ultimissimi commenti (3 agosto 2009) al post sul PII del piazzale alberghi di Foppolo sembrano andare proprio in questa direzione.

Resisteranno, quei commenti, ai possibili mal di pancia dei moderatori di quel forum?

giovedì 30 luglio 2009

Le cavallette

Tratto da L'Espresso del 30.07.2009

N.B.: pregasi NON commentare con str.....e sull'orientamento politico del periodico suddetto. In questo blog si parla della terra su cui poggiamo i piedi, non della lotta tra il bene e il male secondo i diversi punti di vista.

Dagli anni Novanta i comuni italiani stanno autorizzando nuove costruzioni a ritmi vertiginosi: oltre 261 milioni di metri cubi ogni 12 mesi. Nel giro di tre lustri, dal 1991 al 2006, ai fabbricati già esistenti si sono aggiunti altri 3 miliardi e 139 milioni di metri cubi di capannoni industriali e lottizzazioni residenziali. È come se ciascun italiano, neonati compresi, si fosse costruito 55 scatole di cemento di un metro per lato. Il record negativo è del Nordest, con oltre un miliardo di metri cubi, pari a una media di 98 scatoloni di cemento per ogni abitante. Il risultato, secondo l'Istat, è «impressionante ». Al Nord l'intera fascia pedemontana è diventata un'interminabile distesa di cemento e asfalto «quasi senza soluzioni di continuità»: città e paesi si sono fusi formando «una delle più vaste conurbazioni europee». Una megalopoli di fatto, cresciuta senza regole e senza alcuna pianificazione, che dalla Lombardia e dal Veneto arriva fino alla Romagna. Al Centro «stanno ormai saldandosi Roma e Napoli». E nel Mezzogiorno «l'urbanizzazione sta occupando gran parte delle aree costiere». L'escalation edilizia, come certifica sempre l'Istat, non ha alcuna giustificazione demografica. Tra il 1991 e i 2001, date degli ultimi censimenti, la popolazione italiana è lievitata solo del 4 per mille, immigrati compresi, mentre «le località edificate sono cresciute del 15 per cento». Nonostante questo, dal 2001 al 2008 il consumo di territorio è aumentato ancora: in media del 7,8 per cento, con punte tra il 12 e il 15 in Basilicata, Puglia e Marche e un record del 17,8 in Molise. Fino agli anni '80 la Liguria era la regione più cementificata. Negli ultimi sette anni le capitali del mattone, come quantità assolute, sono diventate Lazio, Puglia e Veneto. Solo quest'ultima regione ha perso altri 100 chilometri quadrati di campagne. A colpi di condoni Le statistiche dell'Istat segnalano un rapporto diretto tra i nuovi fabbricati e le sanatorie dei vecchi abusi, varate sia dal primo che dal secondo governo Berlusconi. Nonostante i proclami di regolarizzazione che accompagnavano ogni condono, l'edilizia selvaggia ha continuato ad arricchire i furbi: nel 2008 l'Agenzia per il territorio ha scoperto, solo grazie alle foto aeree, oltre un milione e mezzo di immobili totalmente sconosciuti al catasto, cioè non registrati neppure come abusivi. Uno scandalo concentrato al Sud. Al Nord invece la legge Tremonti del '94, che detassava gli utili per farli reinvestire in nuovi macchinari aziendali, in realtà ha fatto esplodere la costruzione e l'ampliamento dei capannoni industriali e commerciali: oltre 156 milioni di metri cubi all'anno. Dietro la cementificazione del territorio c'è anche un'altra ingiustizia fiscale. Damiano Di Simine, responsabile di Legambiente in Lombardia, spiega che «l'assurdità del caso italiano è che i comuni sono costretti a finanziarsi svendendo il territorio »: «Gli oneri di urbanizzazione, da contributi necessari a dotare le nuove costruzioni di verde e servizi, si sono trasformati in entrate tributarie, per cui le giunte più ricche e magari più votate sono quelle che favoriscono le speculazioni». Nei paesi europei più avanzati succede il contrario: apposite "tasse di scopo" puniscono chi consuma territorio. Mentre in Italia, come segnala l'Istat, la pressione edilizia è tanto forte da scaricare i cittadini perfino «in aree inidonee per il rischio sismico o idrogeologico ». E tra migliaia di enti inutili, non esiste neppure un ufficio pubblico che misuri l'avanzata del cemento. La distruzione del verde L'unico studio di livello scientifico è stato pubblicato all'inizio di luglio da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, dell'Istituto nazionale di urbanistica e di Legambiente. L'Istat infatti può quantificare, scontando i ritardi delle burocrazie locali, solo i «permessi di costruire», cioè le licenze legali. Alle statistiche ufficiali, dunque, sfuggono tutti gli abusi edilizi, oltre alle chilometriche colate di asfalto, dalle strade ai parcheggi, che accompagnano e spesso precedono le nuove costruzioni. Mettendo a confronto foto aree e mappe della stessa scala, disponibili solo in tre regioni e in poche altre province, i ricercatori di questo "Osservatorio nazionale sui consumi di suolo" hanno scoperto che in Lombardia, tra il 1999 e il 2005, sono spariti 26.728 ettari di terreni agricoli. È come se in sei anni fossero nate dal nulla cinque nuove città come Brescia. La media quotidiana è spaventosa: ogni giorno il cemento e l'asfalto cancellano più di 10 ettari di campagne in Lombardia e altri 8 in Emilia, dove tra il 1976 e il 2003 (ultimo aggiornamento geografico) è come se Bologna si fosse moltiplicata per 14. Lo studio smentisce anche il luogo comune che vede nel cemento l'effetto dello sviluppo produttivo. In Friuli, tra il 1980 e il 2000, è scomparso meno di un ettaro al giorno. Mentre il Piemonte ha perso più di 68 chilometri quadrati di campagne nel decennio 1991-2001, quando il suolo urbanizzato è aumentato dell'8,7 per cento, mentre la popolazione è scesa dell'1,4. Gli urbanisti del Politecnico ammoniscono che questo modello di sfruttamento (l'Istat lo chiama «consumismo del territorio») ha ricadute pesantissime sulla vita delle famiglie. «Il fenomeno delle seconde e terze case è legato anche alla fuga dalle città sempre più invivibili», riassume il professor Arturo Lanzani: «Ma la scarsissima qualità dei nuovi progetti finisce per spostare il traffico e lo smog verso nuovi spazi congestionati ». Paolo Pileri, il docente che dirige l'Osservatorio, fa notare che «in Germania, Olanda, Gran Bretagna, Svezia e Svizzera i governi cambiano le leggi urbanistiche per limitare fino ad azzerare i consumi di suolo. Mentre in Italia non abbiamo neppure dati attendibili». Anzi, il governo punta tutto su un nuovo boom edilizio. Le pagelle al piano casa Per il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio, la riforma berlusconiana «è peggio di un condono, perché abolisce le regole anche per il futuro: permessi e controlli diventano inutili, ora basta la parola del progettista». «Bocciatura piena » anche da Legambiente, che ha fatto l'esame delle singole leggi (o progetti) regionali di attuazione: «promosse» solo Toscana, Puglia e provincia di Bolzano, che oltre a salvare parchi e centri storici, impongono rigorose migliorie ecologiche e risparmi energetici. A meritare i voti peggiori sono i piani casa delle regioni più cementificate: in Veneto la legge Galan concede aumenti di volume perfino ai capannoni più orribili, in Sicilia la giunta progetta «bonus edilizi fino al 90 per cento acquistabili dai vicini». E in Lombardia spunta il "lodo Cielle": un premio del 40 per cento per l'edilizia sociale, ma con «possibile vendita a operatori privati». «Rimandate con debiti» tutte le altre regioni, mentre in Val d'Aosta è pronto il «piano camere»: più cubatura anche per gli alberghi. Il bilancio nazionale è «un puzzle urbanistico con regole diverse in ogni regione». E se in generale le giunte di sinistra resistono al Far West edilizio, la Campania fa eccezione. Vezio De Lucia, urbanista di Italia Nostra, e Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania, sono i primi firmatari di un appello che descrive il piano casa varato dalla giunta Bassolino come «un nuovo sacco edilizio»: «Il solo annuncio della liberalizzazione delle nuove residenze nelle aree dismesse, senza neppure il limite che le fabbriche interessate siano davvero già chiuse, ha fatto triplicare in pochi giorni il valore dei capannoni». Il consigliere regionale della sinistra Gerardo Rosania, che da sindaco di Eboli fece demolire 437 villette abusive, lancia una mobilitazione antimafia: «Ci si dimentica che qui siamo in Campania. Chi può fare incetta di industrie abbandonate pagando subito è solo la camorra». Alleluja.

venerdì 24 luglio 2009

Il caso Zunino e la lezione per le banche

Riprendo quasi integralmente dal Corriere della Sera del 22 luglio 2009, il commento dell'editorialista economico Massimo Mucchetti. Segue postilla.

Lo spigoloso profilo del cavalier Luigi Zunino proietta l’ombra di 3-4 miliardi di sofferenze sui bilanci delle banche e, in particolare, mette alla prova la più esposta fra loro, quell’Intesa Sanpaolo che all’atto di fondazione si propose — e non a torto date le dimensioni, la storia e la cultura — come banca del Paese, ma anche Banco Popolare e Unicredit. Tra sette giorni il tribunale di Milano deciderà se dichiarare fallita l’immobiliare Risanamento. [...]

La sentenza è attesa. Potrebbe fare giurisprudenza nell’Italia alle prese con tante ristrutturazioni imposte dalla crisi. Ma comunque vada, la storia di Zunino, uomo d’affari piemontese dall’ego smisurato («sono il pilota di Formula Uno del mattone», diceva di sé), rischia di rivelarsi fonte di imbarazzi per quanti gli hanno dato fiducia pressoché sulla parola, mentre alla clientela minuta si pratica l’esame del sangue com’è anche giusto che si faccia quando si maneggiano i soldi degli altri.

L’imbarazzo nasce dal bilancio 2007 della Zunino Investimenti Italia, la holding non quotata che possiede le immobiliari Tradim e Nuova Parva, anch’esse non quotate, e la Risanamento. Ebbene, lo stato patrimoniale consolidato esponeva 3,5 miliardi di debiti a fronte di 96 milioni di capitale e riserve. La leva finanziaria era pari a 35 volte, e con una singolare postilla: la quota di capitale e riserve di Zunino e della moglie Stefania Cossetti era pari a 421 mila euro. Sull’immobiliare circolano molte teorie. Il campione dei campioni del ramo, Francesco Gaetano Caltagirone, lavora con una liquidità su cui aleggia la leggenda. Nel 2007, la Beni Stabili aveva 2,1 miliardi di capitale e 2,2 di debiti finanziari. E gronda affitti e può contare sul prestigio di Leonardo Del Vecchio, il signor Luxottica. Ma c’è anche chi ritiene che, per costruire o per comprare e vendere palazzi, si possa far leva con tanto debito su poco capitale.

Quasi vent’anni fa, Salvatore Ligresti aveva spinto la Premafin fino ad avere 12 lire di debito ogni lira di capitale. E però Mediobanca gli organizzò il rientro attraverso un aumento di capitale garantito obtorto collo dalle banche. Era una forzatura. E infatti la Borsa non sottoscrisse l’intera offerta. Ma fu comunque una soluzione rigorosa. E forse anche per questa memoria—o forse perché Zunino era un antico cliente Cariplo, altro «giro» milanese — l’attuale dirigenza di Mediobanca ha sempre manifestato riserve sulla tenuta dell’immobiliarista, ancorché fosse entrato nel suo azionariato comprando un 4% con i soldi delle altre banche. Il consiglio di amministrazione della Zunino Investimenti Italia, invece, ha presentato ai primi del 2008 un piano di dismissioni e di rinegoziazione del debito con le banche. Nessun aumento di capitale. Ma tanto basta agli amministratori per «garantire» la continuità aziendale e alla Reconta Ernst Young di concedere la certificazione dei conti, dopo averne evocato le tensioni finanziarie. Il bilancio 2008 non è ancora disponibile sul Cerved nonostante siamo alla fine di luglio.

La sua lettura sarebbe interessante per vedere quale impatto hanno avuto sui conti le poche dismissioni effettuate, tra cui quella in perdita di azioni Mediobanca, e la svalutazione verticale della partecipazione in Risanamento. Nell’attesa ci si chiede come sia stato possibile non mettere alle strette Zunino e costringerlo a metterci i soldi se li aveva o a passare la mano, a vendere aree e palazzi anziché emettere altri 220 milioni di obbligazioni. La crisi ha fatto crollare i prezzi degli immobili, ma che senso aveva, anche prima, finanziare lo sviluppo di un costoso quartiere by Norman Foster nella periferia di Rogoredo quando la città di Milano perde centinaia di migliaia di abitanti solo in parte rimpiazzati dalla cittadinanza extracomunitaria? Ora Zunino si è dimesso.

Ma sono gli interi consigli di amministrazione che dovrebbero seguirlo se a questi organismi si riconoscono un ruolo e una responsabilità. Al di là della sentenza, tocca alle banche assumersi le loro responsabilità: avendo concesso crediti inesigibili sono azioniste di fatto. E poco importa se, a questo punto, la diversa qualità delle garanzie — il palazzo affittato a Sky non è la stessa cosa dell’area vuota di Sesto San Giovanni— farà emergere anche la diversa qualità dei rapporti di banche e banchieri con il cavaliere che, con il quartiere di Santa Giulia, voleva conquistarsi la fama per i prossimi 200 anni.

POSTILLA
Non vogliamo certo fare paragoni tra Zunino e l'Alta Quota, sarebbero improbabili, se non altro per le dimensioni e per le cifre in gioco, ma una domanda ce la permettiamo: è stra-noto che le operazioni immobiliari si fanno prendendo a prestito soldi dalle banche, fornendo in cambio garanzie, spesso proprio ipotecando gli edifici da costruire. Al Comune di Piazzatorre ed ai futuri felici acquirenti di una seconda casa, l'Alta Quota quali garanzie di solidità offre? Chi certifica i suoi bilanci? Le voci che concorrerebbero a formare il megainvestimento galattico da 55 mln di euro non sono mai state descritte in dettaglio (e infatti i conti non tornano), perché?

Non siamo soli

Beh, in realtà lo sapevamo già di non essere i soli ad averne le scatole piene di rilanci turistici a colpi di cazzuola, però, anche se la solitudine non ci spaventa neanche un po', fa sempre piacere sapere che c'è qualcuno che la pensa come noi.

La notizia è vecchiotta, io però l'ho letta solo oggi e quando ho visto l'ultimo commento, quello del signor Gioan, mi si è aperto il cuore.

martedì 14 luglio 2009

Ucci ucci, sento odor di ricorsucci

Rumors provenienti dall'alta valle danno notizia di una riunione carbonara in un condominio della Rossanella, nel corso della quale alcuni congiurati avrebbero deciso di tentare il tutto per tutto: ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Della serie "o la va o la spacca".

Sarà vero? Sarà una bufala? Chi può dirlo? Staremo a vedere.

Attendiamo l'edizione straordinaria "tutti i particolari in cronacaaaa!!!"

lunedì 22 giugno 2009

Informazione di servizio

L'amministratore del blog (io) è in vacanza, a scialacquare un po' dei suoi guadagni. Il blog sarà un po' trascurato per un paio di settimane ancora.
A presto.

Mara