mercoledì 14 dicembre 2011

Brutti esempi

Vi ricorderete senz'altro delle Olimpiadi Invernali disputate a Torino qualche anno fa, sì dai, quelle del curling e altre amenità da ghiaccio. Altrettanto ricorderete le lodi sperticate verso la città, i paroloni tipo "rinascita", "cool Torino", "una Mole di vita", ecc.

Beh, è passato appena qualche anno, della signora Christillin, bravissima organizzatrice di quell'evento, sembra non ricordarsi più nessuno, e che ne é rimasta di tutta quella gloria da neometropoli ai piedi delle Alpi?

Ben poco pare, stando a quanto ci racconta Affari Italiani in un articolo di pochi giorni fa.

Occhio all'inizio dell'articolo: "Ai torinesi le Olimpiadi Invernali del 2006 sono state vendute come un’opportunità irrinunciabile per la rigenerazione del tessuto sociale ed economico. A cinque anni da quell’evento, però, Torino si ritrova comune più indebitato d’Italia: i piani di “riqualificazione” e le strutture olimpiche sono state pagati solo in parte da Stato e privati; non sapendo come riutilizzarle, la maggior parte delle nuove strutture destinate alle discipline sportive (specialmente i siti e gli alberghi di montagna) sono rimaste un “costo” tanto che per alcune si ipotizza già lo smantellamento; troppi locali, in primis il “villaggio degli atleti” che sta letteralmente cadendo a pezzi, sono rimasti inutilizzati, mentre centinaia di costosissimi “addobbi” olimpici sono divorati dalla ruggine nei magazzini comunali" [...] "Gli amministratori attuali e quelli che hanno promosso e gestito l’evento possono controbattere che è ancora presto per stilare un bilancio finale. Eppure, l’accumulazione di debiti sempre più onerosi non può lasciare indifferente la cittadinanza, specialmente le nuove generazioni che, insieme a figli, nipoti e pronipoti, saranno costretti ad accollarseli. Nel frattempo, l’amministrazione comunale prova a far cassa vendendo ai privati immobili di prestigio e, soprattutto, fette di territorio potenzialmente edificabile tanto che, nei prossimi vent’anni, la popolazione sarà travolta da una valanga di cemento (mi ricorda qualcosa, ndr) [...]".

Insomma, pur a fronte di premesse ottime, di un'organizzazione ineccepibile, di un battage pubblicitario coi fiocchi, di un marketing senza rivali, il palloncino s'é sgonfiato. Perché?

Eccesso di ambizione? Business plan sballati? Sciatta gestione post evento? Cosa si può trarre da questi fatti, per evitare di incorrere nei medesimi (cattivi) risultati?

Il resto dell'articolo prosegue con altri fulgidi esempi di strepitose operazioni immobiliari che tanto successo riscutono presso i torinesi (almeno presso qualcuno, specie se di cognome fa Agnelli). E anche questo mi ricorda qualcosa.

5 commenti:

  1. ....continuo a non capire tutto questo accanirsi con esempi sullo sci che non tira tirismo ecc....
    Se volete posso iniziare ad elencare tutti i settori che sono in distruzione in Italia.
    Il tessile....
    Le piastrelle....
    L'alimentari....
    Il turismo enogastronomico,quello per le città d'arte e anche quello balneare....
    L'industria automobilistica....
    ..e vogliamo parlare di quella areonautica...
    e come non parlare di quella navale..
    ..e quindi cosa facciamo forse non è sbagliato lo sci è sbagliato il paese

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  2. Mi limito a richiamare l'attenzione sul fatto che i cosiddetti grandi eventi, anche a connotazione sportiva, mostrano di avere il fiato corto. E che spesso sono la foglia di fico per coprire operazioni immobiliari / infrastrutturali, tutt'altro che indispensabili. La crisi del manifatturiero non c'entra nulla.

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  3. ogni lavoro ogni azione può essere vista in due modi come diceva la pubblicità della Kinder cereali bisogna vedere cosa c'è dietro. Mi sembra però che voi cerchiate sempre del male in ogni azione. Sono convinto che gli ultimi due articoli trovati in rete che parlano della bassa redditività della montagna abiano ragione ma probabilmente cercando sempre in rete ne troverete sicuramente almeno altri due che parlano di investimenti nello sci al fine di produrre reddito e quindi chi ha ragione?
    Mi sembra proprio che qui si cerchi sempre di far vedere il lato peggiore delle cose. Se la nuova società sbaglierà o commettera illeciti o cercherà di deturpare il territorio sono d'accordo a metterla in croce, ma spettiamo che prima si muova.

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  4. Egr. sig. Macky,
    non condivido la tua visione, ottimista, ma ingenua. A me non va che l'Amministrazione pubblica spenda soldi e svenda territorio per lo sci e lasci andare in malora il paese. Pzt è già pieno di brutte costruzioni, non dispone di arredo urbano,e, in generale necessita di maggiore attenzione per migliorare il benessere sia degli abitanti che degli ospiti (che puntualmente pagano le tasse al comune, alcune delle quali di entità maggiore rispetto a quelle dei Comuni ben gestiti).
    Guarda le costruzioni sul monte soliva : vuoi ripetere simili esperienze ? Guarda lo scempio delle strisce di terreno lasciato dalle piste sci, e la distruzione dei sentieri.
    Il privato certo che può investire nello sci a Pzt : a patto però che lo faccia con il suo denaro e non distrugga il territorio. E ciò è possibile basta imporre le giuste cauzioni bancarie ad evitare che il fallimento lasci ad altri l'incombenza di ripulire le macerie e misfatti degli arraffoni.

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  5. Caro sig. Petro la ringrazio per l'ingenuità di cui mi fa regalo,ma le chiedo lei è sicuro che i nuovi investitori stiano progettando questo?
    Se ne ha la certezza lo denunci pubblicamente e tutti ci muoveremo ma se sono solo sospetti aspettiamo un attimo a fasciarci la testa. Inoltre la cosa che mi da un pò noia è questo clima inquisitorio, lo ripeto, io sono un nuovo abitante di PZT ho preso casa solo a settembre e fino a giugno non lo avevo mai nemmeno sentito nominare, qwuindi non conosco i giochini che sono stati fatti fino ad ora ma avessi visto visto una sola volta un aparola di conforto per spronare, sempre e solo articoli "intimidatori" vi stiamo tenendo d'occhio attenzione.....
    Magari sbaglio però questo è quello che percepisco

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